Victor, fulmine nero

Freschi cammini di montagna in una bollente mattina d'agosto. Entriamo, insieme, nei boschi odorosi e pungenti esposti ad oriente. Intorno e dentro il silenzio, tutto è pace e serenità, una tregua trasparente fatta di rami e di foglie. D'improvviso la luce del sole, gli ulivi, una radura: la terra comincia a tremare, l'aria si riempie di fuoco.

Gli zoccoli imponenti si lanciano in un intrepido e selvaggio galoppo. La corsa diviene fuga incandescente, sfrenata e sregolata. Un fulmine nero, in discesa, tra rovi e sassi. Avvinghiato alla vita, aggrappato al poderoso collo, consapevole di quanto grande il pericolo sia. Stagliata sullo sfondo verde e giallo di una indimenticabile avventura, la lunga criniera, nera e selvaggia, figlia del vento, diventa uno specchio. Il sole vi si riflette, rendendola scintillante. Il frastuono è rotto da un maschio nitrito, segno terminale di una folle corsa.

Tutto si trasforma in una meravigliosa pittura che trattiene in sè la bellezza e la grazia, la libertà e la forza del più nobile destriero: Victor, fulmine nero, sublime creatura di Dio. Ancora un sobbalzo, il fiato si mozza, la parola abbandona la lingua, resta lo stupore. Un lungo sospiro e, negli occhi corvini, si ferma l'acqua di profondi laghi di velluto scuro.

 

Andrea Claudio Galluzzo