Il bosco e la nebbia

Ingannati dalla nebbia i miei occhi osservano le colline boscose fino a perdersi in un luogo senza orizzonte. La vista è distratta solo dal rumore dei miei pensieri inconsumabili. Ogni tanto l’aria si fa meno densa e riesco a scorgere in mezzo allo splendido biancore qualche fronda d'albero: faggi, querce, olmi, cipressi e pini giocano a nascondersi tra valli e pendii.

Mi sono perso, assente in questo paesaggio immobile e silente fatto di sassi, foglie, acqua e gelo. Procedo in salita, nonostante le mie incertezze, grazie alla paciosa sicurezza del mio bel cavallo morello, fedele compagno di pellegrinaggio. A un tratto una voce scombina la mente, un unico armonico segno nel nulla. Guardo ma non vedo. Sono prigioniero della bianca e gelida bruma che mi circonda. Nulla si muove. E ancora quel suono che si erge sul colle più alto dove gli alberi finiscono in fondo al sentiero. Quell'armonia colora il paesaggio. Ogni cosa intorno prende improvvisamente vita. Quella voce diviene come un faro in alto mare ma la distanza è troppa; ci divide uno strapiombo fatto di muschio e rocce bagnate.

Meglio restare qui, immobili come la nebbia che lenta imbianca i pensieri. Resto in ascolto, austero. Rido e piango senza muovere la faccia ma col cuore rivoltato in una danza di fuoco. E ti sono vicino. Ti sento e ti capisco. Comprendo la tua solitudine. Entrambi eterni viaggiatori senza sosta attraversiamo questi luoghi alla ricerca di noi stessi e sempre finiamo col trovare qualcun altro. Io ti amo voce solitaria. Amo il tuo essere altro da me, il tuo essere diversa eppure così simile a me. Amo il fumo che ti colora la bocca mentre canti. Appena avrai finito mi rimetterò in cammino. E così farai tu.

La nebbia si fa sempre più fitta e gli alberi quasi non si vedono più. Una brezza insistente, leggera e glaciale, taglia gli zigomi e ghiaccia la fronte. Laggiù, dove la nebbia si fa quasi solida, l'identità è finalmente perduta e sfuma ogni umana vanità.


Andrea Claudio Galluzzo

 

 


Il bosco e la nebbia