Il sangue di Giuda

Giuda ha veramente tradito Gesù Cristo? E che vuol dire tradire? La nostra incapacità di comprendere ci domina. Ci si avvicina a capire, non si capisce. Il nuovo ordine di cui parlava Gesù, l'eversore di Galilea, comprende in una sola unità la terra e il cielo, questa vita e la vita eterna. Non è che un concetto, ma il cercare di adeguarsi, secondo lui, è già partecipare al regno secondo la propria comprensione. A ognuno è chiesto secondo quanto può, non di più. Cosa poteva Giuda? C'è un momento nel quale Gesù spiega che per ottenere la vita eterna si deve 'essere buoni'. Perché i discepoli si rattristarono nell'udire questo comandamento? Forse si sentivano ancora troppo grossi per attraversare la cruna dell'ago.
Nessuno di loro era un cammello. Pietro e gli altri erano soltanto un gruppo di pescatori, contadini e ribelli zeloti, delle nullità nella società del loro tempo. Ma questo, ovviamente, non era il fulcro del problema che gli apostoli si ponevano. Del resto nessun abitante della terra avrebbe potuto passare attraverso quella cruna. Nessuno. Serviva altro: un essere nuovo. Un essere che la loro fantasia non avrebbe nemmeno potuto immaginare. Di fronte a Giuda, Pietro, Giovanni e agli altri c'era un baratro spaventoso, una voragine profondissima, nessuno avrebbe mai raggiunto la vita eterna. Gesù li consolò senza anticipare nulla di ciò che sarebbe successo: "Impossibile per gli uomini ma non per Dio. Tutto è possibile a Dio". Ma cos'è che volevano davvero i discepoli più d'ogni altra cosa? Davvero si preoccupavano di ottenere la vita eterna o pensavano a qualcosa di più vicino alla loro realtà, qualcosa di più pratico? La salvezza che viene da Dio non ha regole facilmente codificabili. La tradizione cristiana, in seguito, racconterà di una salvezza per fede, senza rinnegare le opere. Il ribelle galileo tenta di spiegare al suo pubblico che misericordia e giustizia divine sono due concetti umani e che, pertanto, scompaiono nell'infinita potenza e bontà di Dio. Egli non ha svelato il mistero della giustizia divina, che è misericordia, due termini che mal si conciliano sul piano della logica umana. Ha lasciato alla superbia umana il desiderio insaziabile di comprendere Dio, riducendolo a formule umane. Indubbiamente questo è insegnamento messianico. Si consideri o meno Gesù il Figlio dell'Uomo di cui parlano le scritture. All'ombra della filosofia cristiana la vicenda di Giuda assume le tinte della squallida ordinarietà umana. Giuda è l'uomo medio che si arrende al mondo della materia ed alle sue apparenze. Vuole la rivoluzione, subito. Vuole vedere realizzato quello che le armi, la guerra, gli scontri possono realizzare. Non è capace e non è pronto ad attendere ed elevarsi, anzi, in fondo, lo spirito non è ciò a cui è interessato. Il suo sangue svela il pallore della morte.

Ma cosa si aspettavano Giuda e gli apostoli da Gesù? Secondo l'antico testamento il messia avrebbe dovuto essere discendente di David e quindi re legittimo di Gerusalemme. Gesù, per stare solo ai vangeli, ci entrò come re coi suoi seguaci, non certo una folla, cavalcando il somaro per compiere le scritture. Forse, per alcuni discepoli, quella cavalcatura fu l'inizio del tradimento: quello perpetrato da Gesù agli ideali rivoluzionari dominanti tra i suoi seguaci. Perché? Ebbene gli apostoli non potevano non conoscere le profezie e quella di Zaccaria era particolarmente nota e chiara: "Esulta grandemente, figlia di Sion, annuncialo, figlia di Gerusalemme! Ecco per te viene il tuo re. Egli è giusto e salvatore, mite, cavalca un figlio d'asina. Farà sparire i carri da guerra da Efraim e i cavalli da Gerusalemme. L'arco di guerra sarà spezzato...". A Giuda, come ad altri, l'idea di rompere le armi non piaceva. Era chiaro ormai che l'azione di Gesù non avrebbe contemplato la violenza: le profezie magari rischiavano di compiersi ma i desideri dei ribelli no. Dunque chi era Gesù? Un predicatore rammollito incapace di tentar guerra ai romani? Giuda, da quel momento, si rese conto di stare seguendo l'uomo sbagliato. Il messia sbagliato. Gesù non avrebbe mosso alcuna rivolta contro gli invasori. Tanto valeva metterlo alle strette per risolvere ogni dubbio sulla sua identità e volontà.

Il regno di cui Gesù era re non era quello di David, ma la profezia doveva essere realizzata: il messia era più importante di David e il suo regno più grande, ma la scena dell'entrata in Gerusalemme realizzava la profezia e diveniva segno: cosa che per gli ebrei del tempo valeva più di qualsiasi dimostrazione. I pellegrini e i discepoli dovevano stare col fiato sospeso: aspettavano che succedesse qualcosa di grande e continuavano a seguire le mosse del galileo. Se lui avesse chiesto che insorgessero sarebbero insorti, anche se erano perlopiù disarmati e, soprattutto, impreparati. Aspettavano un miracolo o qualcosa del genere. Giuda si attendeva che il messia salisse sul trono di Gerusalemme: se non fosse salito su quel trono, sarebbe stato segno che era un falso messia. E le idee che crescevano nella testa di Giuda dovevano essere quelle di molti, forse di tutti.

Nessuno capì la vera eversione del messaggio cristiano, il segno nuovo: "Se non mangiate la carne del Figlio dell'Uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi stessi". Nessuno comprese il senso del patto nuovo, la diversità del regno nuovo. La prova dell'incomprensione è suffragata dai tradimenti di Giuda, di Pietro e di Tommaso. A nessuno fu chiesto di bere il sangue di Giuda, a tutti fu offerto quello vivo di Gesù.

 

Andrea Claudio Galluzzo