Dove l'aria è più dolce
Cinque giorni soltanto. Da solo. Intensi, senza fiato. A Gerusalemme il mondo è davvero diverso. La divinità perde ogni astrazione: diventa tangibile e sensuale. Non si può spiegare. Tutto vibra se ti fermi ad osservare. Anche la luce sulle pietre non sta mai ferma. L'aria è dolce, quasi profumata. Si viene attratti dal terreno. Un misticismo naturale assale lo spirito vanamente riluttante ad abbandonarsi. La ragione si ferma: è inutile. Dio è tangibile: quasi solido, mai etereo. Non c'è bisogno di sapere nulla a Gerusalemme. Si sente e basta.

L’altura rocciosa di Sion, il luogo più santo della terra, la città dalle alte mura candide è viva e se ne avverte il profondo respiro. Devastata dai babilonesi e dai romani. Conquistata dai Crociati per tenere e proteggere il luogo nel quale Gesù era stato crocifisso ed era risorto. Quel luogo aveva per loro un enorme ed inspiegabile significato. Un motivo ben più grande della stessa vita. Perché se si vuol andare dietro l'Agnello si deve rinnegare se stessi, prendere la propria croce e seguirlo. Perché non ha senso voler salvare la propria vita esteriore per perdere quella interiore. A Gerusalemme lo scontro tra vuota consuetudine ed eternità è talmente forte che appare fin troppo chiaro che chi abbandona una comoda vita per causa di Cristo guadagnerà finalmente la vita vera e troverà Dio fuori e dentro se stesso. Perché davvero non vi sarà alcun vantaggio nel guadagnare il mondo intero vendendo la propria anima. Questa è la forza, questo il potere del Dio d'Israele che si fa servo degli ultimi. Ti sbatte in faccia senza riguardo la verità che è semplice e ardente: davvero se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo e il servo di tutti.

Un legame dolciastro e irrazionale cattura la mente e ti tiene legato al Calvario. Non esiste scelta nel desiderio di amare i sassi pallidi di Gerusalemme. Non c'è una ragione; solo un istinto sublime. Immaginavo soltanto simbolico il vincolo dei cavalieri verso quel teschio di roccia bucata ma, una volta steso in terra ai piedi del Cristo sanguinante, ho potuto sentire la forza del Dio vivente accanto e dentro di me. L'enorme forza di attrazione di questo luogo stratificato di dolore e amore verso gli uomini davvero trasforma il pane in carne e il vino in sangue. Non c'è più mistero nell'ambizione dei crociati di possedere il sacro suolo parlante del Sepolcro. Non si può abbandonarlo una volta ascoltato. Mai più.

La santa montagna di Gerusalemme affonda le radici della propria sacralità in un tempo anteriore alla storia. Lì doveva accadere tutto. Soltanto lo spirito, fuori dalla logica, ha la consapevolezza che il valore della roccia di Gerusalemme travalica i limiti di ogni ragione. Niente altro può spingere un essere umano alla mistica ricerca di una fede profonda ed antica. Soltanto il vero Amore. Quella roccia era già sacra prima di Abramo e lo resterà per sempre nei ricordi inconsapevoli di ogni uomo. Amare Dio a Gerusalemme rende comprensibile la fratellanza spirituale di tutti gli uomini espressa da Isaia nell’Antico Testamento: “Li condurrò sul mio monte santo e il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli” e confermata da Gesù mentre cacciava via i mercanti dal Tempio: “Non sta forse scritto: la mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti?”. I mistici di ogni fede sanno bene che la montagna sacra non è per un solo popolo, ma è per tutta l’umanità.

Tutto questo accade ancora oggi al centro del mondo: là dove Abramo era salito per sacrificare Isacco, dove David aveva riunito le dodici tribù, dove la regina di Saba aveva fatto l'amore con Salomone, dove era custodita l’Arca dell’Alleanza, dove Erode il Grande aveva ricostruito il grande Tempio, dove Gesù aveva predicato e sofferto, dove Maometto si era miracolosamente recato nel Viaggio Notturno, dove sventolavano bandiere crociate a dominare e proteggere la città del Santo Sepolcro. Gerusalemme ti avvinghia come una donna innamorata e non ti lascia più.

Una preghiera spezzata in gola e molte lacrime sul Golgota. Un abbraccio fraterno col pope ortodosso che lo custodisce. Ogni sera sono tornato al Santo Sepolcro. E' stato più forte di me. Avrei voluto solo anima ma la voce di Gerusalemme ha svegliato i miei sensi. Non mi ha lasciato in pace e mi ha condotto ancora sotto la Santa Croce. Finché sono stato là non ho voluto né potuto abbandonarla. I miei occhi e le mie lacrime sono ancora là. Ho grande nostalgia della Giudea. Sarà un'arma in più nel mio cuore. Ne avrò bisogno nei momenti difficili. Chiuderò gli occhi e sarò ancora nel Cenacolo, sulla tomba di David, nell'orto dei Getsemani ed in cima al monte degli Ulivi. In mezzo tra spirito e carne a pregare per tutti, vivi e morti, amici e nemici, per svegliarmi migliore perché ho anch'io il dovere di lottare per il Bene contro i mali del mondo.

Ho pregato nella grande Hurva, la sinagoga più alta del monte Sion. Ho pregato nella magia della moschea di Al Aqsa, ma, nel mio ultimo giorno, alle quattro di notte, ero di nuovo sulla Via Dolorosa e all'alba davanti al Calvario in cerca di amore e libertà. Appena aperte le porte c'erano solo ceri ortodossi accesi nel buio del Golgota. Piangevo solo e impaurito in un'orrenda oscurità. Non riuscivo più a pregare. Davanti alla roccia spezzata, in ginocchio sul cranio nudo e col cuore trapassato da un silenzio gelato in una terribile solitudine. Non riuscivo più a respirare. Poi un sobbalzo, i singhiozzi e la gola strozzata: "Signore...  dì soltanto una parola e io sarò salvato..." e una voce chiara dalla roccia bianca mi ha scaldato il cuore: "Seguimi!"


Andrea Claudio Galluzzo