Don Cuba, vero esempio cristiano

Un anno senza don Cuba. Niente e nessuno cancellerà mai il mio ricordo di don Cuba, un rapporto da figlio a padre. Quando se ne è andato ho iniziato a rendermi conto che avevo avuto la sorte, anzi la benedizione provvidenziale, di incontrare non solo un altro genitore ma un santo, un uomo intriso di una santità spontanea ma conquistata con non poche sofferenze, per prima la morte della madre Adele. Ogni giorno di più matura in me anche un’altra consapevolezza: quella di aver incontrato un mistico dal carisma autentico. Un pensiero insistente mi convince a credere come il mio incontro con Cristo grazie a don Cuba non debba avere un valore solo per la mia vita.


La mia, la nostra responsabilità è per l'unità, fino a una valorizzazione anche della minima cosa buona che c'è nell'altro. Questa è la nostra missione cristiana, questa la lezione del Cuba. E deve avvenire tutti i giorni.

Sono stato testimone della sua calda luminosità, la sua luce rassicurante proprio sul letto di morte. Il suo era un misticismo palpabile: morendo metteva coraggio e lo faceva col suo pacifico sorriso. Quanti uomini seguaci delle ideologie hanno speso la vita nelle lotte e nelle rivoluzioni per “cambiare la società”? Don Cuba rivoluzionario lo è stato davvero, ma lo è stato nella pace dimostrando a tutti che con l’amore e la generosità si potevano davvero sanare tanti mali prodotti dagli uomini a patto che si fosse docili verso lo Spirito Santo. E’ importantissimo e necessario conservare la memoria e l’esempio di don Cuba alle future generazioni: egli è stato davvero un figlio di Dio, un mistico trascinatore, un poeta delicato, un padre affettuosissimo, un sostegno spesso insostituibile per me come per tanti. Il cuore del Cuba era grandissimo, la sua umanità immensa.

Nel mio cuore resta un'immensa gratitudine per la sua vita spesa senza risparmio a servizio dei carcerati, dei senza famiglia, dei poveri. Lo ringrazio per aver immesso il suo mite carisma nella Chiesa, dove, attraverso noi, ha forgiato come una nuova corrente di intensa vita spirituale, spalancando a moltissimi uomini e donne l'incontro personale con Gesù e suscitando tante opere concrete in risposta alle attese del nostro tempo. Ora la mia, la nostra preghiera è non solo per lui, ma per la sua Opera, nella certezza che porterà nuovi abbondantissimi frutti dello Spirito.

Si ricordi in ultimo il suo sconfinato amore per Firenze e la sua speranza nella forza della nostra città. Dal suo letto di sofferenza, poco prima di perdere la parola, mi disse con voce fioca: “Firenze è santa, Firenze è una città santa. E’ la primavera, la bellezza della vita. Firenze è la città della resurrezione. Tutto qui rinasce: Firenze è santa”. Queste parole dovrebbero essere incise sui marmi del Duomo per rammentare ai fiorentini chi sono e cosa possono dare al mondo.

Andrea Claudio Galluzzo