Don Cuba, l'arcobaleno e il cinema

Una strada di Firenze dedicata a don Cuba: questo è quanto promesso dal Sindaco di Firenze Leonardo Domenici che ha aperto la commemorazione di Don Danilo Cubattoli. Conosciuto comunemente con il diminutivo "Don Cuba" - perchè i ragazzi del quartiere di S. Frediano dove lui ha svolto l'inizio della sua missione, erano poveri e risparmiavano su tutto - si era fatto prete per coloro che il "prete non lo volevano" - come ha ricordato il cardinale Piovanelli che ne ha tracciato il profilo quale sacerdote - ed aveva svolto la sua missione per i poveri, i deboli, i carcerati con gioia invitando soprattutto ad amare Dio sopra ogni cosa per poi, tutto il resto "son bischerate". Ma dove era Don cuba quando non era con i suoi ragazzi delle fondazione San Procolo.


O in carcere a Sollicciano? Era in via Fiume. A Firenze "essere in Via Fiume" voleva dire essere nel cuore del "mondo cinema". Là si trovavano le case di distribuzione, l'Agis, l'Acec, la Sanpaolofilm eccetera. Ed in quel mondo il Cuba non poteva fare un passo senza essere fermato, apostrofato, salutato. Don cuba aveva due grandi progetti: salvare le pellicole che venivano distrutte e dare sempre più visibilità al suo movimento "Ragazzi & Cinema" che aveva portato a Venezia all'attenzione di quelli che contano nel mondo del cinema. A questo punto il ritratto di Don Cuba, Arcobaleno per tutti, è completo e anche un grande ritrattista come l'amico Silvano Campeggi, potrebbe metterci la firma. Può rimanere una curiosità e a me è stata chiesta la risposta: "Dove andava il Cuba quando non era in Via del Drago d'oro o a Sollicciano?" la risposta è semplice: "Andava in Via fiume". Ma... cosa ci andava a fare?

"L'Osservatore Romano" del 4 dicembre aveva questo necrologio: "La Chiesa Fiorentina ha perso un infaticabile apostolo, la Città di Firenze uno straordinario amico. Lo piangono i suoi ragazzi, i poveri, gli emarginati, i carcerati; lo ricordano con commozione e ammirazione le Autorità, i confratelli sacerdoti, il mondo dello Spettacolo, gli innumerevoli amici"..

Qualcuno si chiese: che cosa c'entra il mondo dello Spettacolo?
Via Fiume a Firenze è la via del Cinema e lì per 17 anni varie volte alla settimana mi sono incontrato con Don Cuba. C'era la sede dell'Associazione Cattolica Esercenti Cinema e la Conferenza Episcopale Toscana aveva chiesto ai Salesiani che io mi interessassi dei Cinema Parrocchiali della Regione.
Don Cuba era il Delegato Diocesano, poi Regionale, dell'Associazione. Don Cuba è stato Delegato regionale ACEC per tantissimi anni!
Da buon sacerdote e uomo intelligente aveva capito presto il valore del linguaggio dell'immagine e la sua importanza nell'opera di evangelizzazione.
Aveva sentito il dovere di saperne di più, di capire meglio, e aveva cercato un maestro. Lo aveva trovato in Padre Nazareno Taddei e aveva approfittato dei suoi corsi sulla "lettura strutturale del film". A distanza di anni parlava con ammirazione di Padre Taddei (deceduto poco prima diluì) e lo considerava il suo "grande e unico maestro di cinema". A Padre Taddei aveva avvicinato chi collaborava con lui in particolare il salesiano Don Vittorio Bicego e,l'allora giovane, Renato Giovinazzo, che avrebbe continuato l'attività di Cineforum quando Don Cuba non aveva più possibilità di curarla.

Il dopoguerra era il tempo dello slogan "Ogni campanile una sala cinematografica!". "E' vero, diceva il Cuba, ma che siano film che meritano di esser visti e la gente capisca quello che vede". Ugo Poggi, attualmente Presidente dell'AGIS Toscana ma da tanti anni distributore di film ricorda i pressanti interventi del Cuba perché fossero assicurati buoni film anche ai piccoli cinema parrocchiali. C'è un ricordo più importante tra quelli di Ugo: prima del discorso dei film il discorso dell'amicizia: "Al Cestello mi ha sposato, ha battezzato le mie figlie, le ha sposate e ne ha battezzato i figli". Sempre e con tutti, noleggiatori o esercenti di cinema, prima di tutto l'amicizia e l'impegno sacerdotale. Tutte le occasioni erano buone, compresa quella, validissima,di trovarsi insieme con i piedi sotto la tavola. Gli anziani di cinema ricordano i tempi di Ruffilli, segretario AGIS, e dei famosi esercenti della Toscana: Germani, Debolini, Lippi, Scarpellini, Romanelli, Gori tra gli altri. E proprio da quest'ultimo prese nome una simpatica iniziativa. Veniva il Cuba nel pomeriggio in ufficio, più sorridente del solito,e mi diceva: "Stasera c'è la gorata!". Era la cena che a turno questi esercenti organizzavano nella loro località. Non volevano il il Cuba mancasse e lui andava volentieri per rafforzare la sua amicizia e poter dire la parola giusta al momento giusto.
Si affastellano i ricordi anche se mi sono proposto di restare nell'ambito del Cinema. Potrei dire dell'impegno del Cuba come Delegato ACEC, dei suoi incarichi nel Consiglio Nazionale dal 1977 al 2004, di medaglie e targhe di benemerenza; potrei parlare dei suoi Cineforum, dell'esperienza di proiezioni in carcere,... Non ho modo di farlo e, tacendo, dovrò scusarmi con tanti amici, del Cuba e miei, che con tanta gentilezza e anche difficoltà, mi hanno mandato notìzie.
Anche su suggerimento di chi meglio di ogni altro conosceva il Cuba, mi fermerò su due iniziative che meritano approfondimento.
Per tutti in Via Fiume il Cuba era un amico e ognuno lo considerava più amico suo che degli altri. La strada, via Fiume, era il suo vero ufficio. Andare in giro con lui era un disastro, tutti lo fermavano, tutti lo fermavano e avevano qualcosa da dirgli. Nacque proprio da qualcuno di questi colloqui l'intuizione e la conseguente iniziativa che si è rivelata preziosa, più che preziosa.

Oggi esiste un monopolio o quasi, ma una volta erano tanti i magazzini di film in Via Fiume e soggetti ad alterne vicende.
"Cuba, ci ho dei film che non girano più e non so dove metterli...""Dalli a me, ci penso io. So io dove metterli...". Magari non lo sapeva, ma era sicuro che in qualche posto li avrebbe infilati. Dai oggi, dai domani i film raccolti cominciarono a essere tanti. Fu una vera tribolazione per il Cuba doverli spostare di qua e di là. Chi non aveva saputo dirgli di no si trovava nella necessità e urgenza di dirglielo. Erano i casi in cui varie volte l'ho visto preoccupato. "In Seminario non li vogliono assolutamente più.. Quelli che sono in campagna devo spostarli... In quella cantina c'è troppo umido e non ce li posso lasciare...". Ricordo certe suore che, siccome i Cuba traccheggiava e non riuscivano a trovarlo, telefonare a me minacciando di buttar via tutto. "Non ti preoccupare! Vedrai che m'aggiusto".
La Dottoressa Vogel è stata la più paziente. Varie peripezie ma da qualche mese quelle pellicole hanno trovato una idonea sistemazione. Mi ero accorto di questa grossa preoccupazione del Cuba nel corso della malattia e ho visto con gioia la sua soddisfazione per la soluzione trovata. Mi domanderete: ma quante saranno mai queste pellicole. Sono numeri a quattro cifre. Non è tutto oro, ma registi o produttori, cineteche e operatori culturali devono ringraziare solo Don Cuba se di alcuni film esiste ancora una copia.

Sento il dovere, e mi sembra sia il Cuba che mi spinge a farlo, di associare al suo nome quello di una persona che, soprattutto in questo settore era il suo uomo di fiducia (e di fatica!). Gli amici di Via Fiume conoscono bene Gianni Cappuccini che, con dispiacere , stasera non ha potuto esser qui.
Se avvisavano di un problema o di una occasione: "Dillo a Gianni! Ci pensa lui" e Gianni ci pensava. Il braccio e la mente, o meglio, la mente e il braccio.
Sono state ricordate varie frasi che il Cuba era solito ripetere.
(Permettete che, come sacerdote, apra una parentesi. Uscendo da questo salone meraviglioso, dimenticate tutto. Ricordate solo il Cuba che ci invita a dire "Dio mi ama e tutto quello che mi capita è il meglio per me".).
C'è, come fosse un ritornello, una frase che molte volte mi sono sentito ripetere: "Non ti preoccupare, ci ho un amico!" "Cuba, bisognerebbe poter fare... poter dire... poter trovare..." "Non ti preoccupare, vedrai, si fa!". E una delle iniziative più interessanti alla quale teneva moltissimo e a cui ritornava col pensiero quando negli ultimi mesi ci siamo incontrati fu realizzata proprio grazie agli amici: amici a Firenze, amici a Roma, amici a Venezia. "Ma ti ricordi "Ragazzi e Cinema! Ti ricordi a Venezia... ".

Il Movimento "Ragazzi & Cinema" era iniziato nel 1984 e terminò nel 1993 con un auspicio: "Il mondo del Cinema non dimentichi mai i ragazzi, i loro diritti, le loro esigenze". La manifestazione fu annunziata il primo anno da una originale vignetta di Fremura e negli altri anni da meravigliosi manifesti di Silvano Campeggi che proprio in questo Salone nel dicembre del 2000 si incontrò col Cuba per ricevere il Fiorino d'oro. Per 10 anni fu organizzata una "Settimana di proiezioni" conclusa da un Convegno di studio con la partecipazione di registi e attori, educatori e critici cinematografici. Per 10 anni furono coinvolti personaggi fiorentini della cultu-
ra e dell'arte; ricordo Mario Luzi, Giorgio Savane, Bigongiari, Annigoni,..

Per 10 anni alle "Giornate Nazionali del Cinema", in base ad una referendum tra i ragazzi, fu assegnato un premio a "Film dell'anno". Per vari anni registi o attori o critici cinematografici furono invitati a scegliere un film da presentare ai ragazzi. E arrivarono le risposte di Fellini, di Montaldo, di Avati, di Benigni, di Monicelli, di Manfredi e tutti gli altri interpellati. Il Cuba commentava soddisfatto, considerandoli tutti suoi amici.
Ma la soddisfazione più bella era per lui partecipare alla Mostra di Venezia per incontrare i membri di una giuria che sceglieva ogni anno il film a cui assegnare il Premio "Ragazzi & Cinema". Ne fu presidente il primo anno Giovanni Grazzini e negli anni successivi Edoardo Bruno, Ernesto Laura,Angelo Libertini, Callisto Cosulich e altri. Anche in questo caso il punto d'incontro era il Cuba e il denominatore comune l'amicizia con lui; persone di diversa estrazione politica o culturale, ma,come sempre: "Li conosco io,sono miei amici !".
Ho già accennato che chi conosceva meglio di ogni altro Don Cuba mi ha suggerito che queste erano le cose che in questa occasione avrebbe voluto sentirdire. Ho cercato dì farlo perché stasera tutti potessimo sentir vicino questo comune impareggiabile amico.

Testimonianze
DON ANDREA BIGALLI vice delegato regionale ACEC Chi ha detto che Don Cuba non fu parroco? La sua parrocchia, senza limiti di territorio, passava per il quartiere in cui viveva, comunità religiose, il carcere, gli esercenti cinema...

MONS. ROBERTO BUSTI presidente nazionale ACEC
Aveva accorciato il suo nome per lasciarsi scoprire con immediatezza e creare un contatto spontaneo. La sua vitalità, la capacità di scoprire ovunque un segno positivo, l'innata vivacità festosa sono per l'ACEC una eredità da non disperdere...

SILVANO CAMPEGGI
Era bello incontrarsi e parlare liberamente come si fa con un amico sincero e simpatico.

GIANNI CAPPUCCINI
Quando ho avuto bisogno mi sono rivolto a lui e mai mi ha detto di no.

ANDREA FAGIOLI direttore di EDAV, vicedirettore di "Toscana Oggi" Nei convegni portava sempre, a modo suo, un contributo originale e importante con quella sua parlata inconfondibile, volutamente semplice ma efficace.

WALTER FERRARA già dirigente del CRTC
Un uomo e prete di quelli che hanno alimentato l'immagine di una Firenze "buona"... Gli volevamo tutti bene. Lo ricorderemo sempre esempio di uomo e di prete.

GERMANI PIERO segretario regionale ACEC
Sempre ho trovato in lui una visione positiva delle situazioni e incoraggiamento a proseguire in tal senso l'attività associativa...

GIOVINAZZO RENATO
Tramite Don Bicego ho conosciuto P.Taddei e Don Cuba. Ricordo il giorno della proiezione de "La vita è bella". Con la sua vita il Cuba è riuscito a dimostrare che è vero davvero: la vita è bella.

GABRIELLA GRASSELLI segretaria di P.Taddei. Uno degli ultimi desideri espressimi da Don Cuba: far incontrare P.Taddei con Zeffirelli e Benigni per chiarire a loro certe idee e proporre un film su La Pira.

ANGELO LIBERTINI già direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia
Voglio ricordare la riunione della giuria di "Ragazzi & Cinema" a Venezia: si svolgeva in una atmosfera di amicizia e di cortese confronto fra personaggi che qualsiasi importantissimo convegno sul Cinema sarebbe riuscito difficilmente a mettere insieme...

FRANCESCO MININNI critico cinematografico di "Toscana oggi"
Ricordo che aveva sempre qualcosa da dire e che, opinioni a parte,era sempre disponibile al dialogo. Mai corrucciato, sempre sorridente.

ENZO NATTA giornalista, già presidente ANCCI
L'uomo, il prete, il pastore di anime, l'amico sincero annullava i rapporti burocratici schiacciandoli sotto il peso dei rapporti umani ben più consistenti e preponderanti.

UGO POGGI presidente AGIS Toscana
Per anni sono stato a stretto contatto con Don Cuba e sempre ho apprezzato le sue doti di umanità, generosità, disponibilità e altruismo.

GHITA VOGEL
Don Cuba malato sapeva che Benigni era a Firenze a recitare Dante. Sperava di vederlo. Gli mandò il suo figliolo spirituale Andrea Galluzzo a dirgli che avrebbe dovuto recitare il Cantico dei Cantici con Nicoletta, sua moglie, in memoria dell'amore che i suoi genitori avevano avuto per lui.

ANDREA GALLUZZO allievo spirituale
Il Cuba era un uomo delicato e deciso. La sua umanità era straripante. Era il prete dei disperati. Anch'io lo sono stato e sono andato a cercarlo. Mi ha aiutato come un padre. Viveva nell'amore e la sua vita seguiva nei fatti il Vangelo. Il Cuba era l'uomo più libero che io abbia mai conosciuto.

 

Giorgio Bruni