Cenni sulla vita di Danilo Cubattoli

Il 2 Dicembre 2006 il Signore ha chiamato a Sé don Danilo Cubattoli. Nato il 24 Settembre 1922 a San Donato in Poggio, tra le vigne e gli olivi del Chianti fiorentino, rimase orfano della madre Adele alla giovane età di tredici anni. Dalla mamma poté comunque ricevere educazione all’altruismo, virtù e stimolo al lavoro. Un anno dopo, nel 1936, ottenuto non senza difficoltà il consenso del padre Giuseppe, entrò nel seminario minore di Montughi a Firenze. In quel periodo di maturazione il suo spirito vigoroso ebbe in sorte di esser guidato dall’amatissimo servo di Dio cardinale Elia Dalla Costa col quale Don Cubattoli stabilirà un rapporto affettuoso e fecondo. La nascita della sua spiritualità cristiana, evoca appunto la presenza del cardinale il quale ebbe una preziosa influenza su di lui.


Il Dalla Costa, personalità di grande umanità e vasta dottrina, ma più ancora pacato e solare maestro di spirito, contribuì in maniera determinante alla sua formazione. Fin dai tempi del seminario superiore al Cestello gli fu assegnato il soprannome di ‘Cuba’ dai ragazzi di San Frediano coi quali usava dividere il pane settimanale che riceveva dal padre. Fu così chiamato e conosciuto successivamente da tutti i fiorentini e dai suoi amici seminaristi Lorenzo Milani, Renzo Rossi, Silvano Piovanelli e Bruno Borghi. In quei momenti iniziò a porsi come fermento di nuove spinte pastorali e culturali scrivendo la maggior parte della sua storia di missionario nel popolare quartiere fiorentino di San Frediano. Negli stessi anni ricevette anche l’esempio e l’affetto di Giorgio La Pira, operoso apostolo laico, a cui fu d’appoggio nelle sue estemporanee attività. Danilo Cubattoli fu ordinato sacerdote l’11 luglio del 1948 nel Duomo di Firenze.

Ad iniziare dalla fine degli anni Quaranta fino alla morte, insieme a Ghita Vogel, Ulisse e Marigù Pelleri e Fioretta Mazzei, dette vita all’Obiettivo Giovani di San Procolo, dal luogo di riunione e preghiera dei volontari, un’associazione per l’assistenza e l’avviamento professionale di giovani provenienti dalle più umili classi cittadine e da famiglie disastrate. In tanti decenni il sodalizio ha stimolato istituzioni e privati a prevenire e superare situazioni di disadattamento e di emarginazione di molti giovani in gravi difficoltà. Una grande quantità di bisognosi ‘ragazzi di San Frediano’ è stata letteralmente cresciuta in un vero ambiente d’amore che ha permesso loro di raggiungere una dignitosa qualità di vita. Don Cubattoli ed il suo gruppo di amici hanno seguito con passione cristiana, spirito di servizio e con la necessaria ostinazione moltissimi casi difficili risolvendoli giorno dopo giorno attraverso la concreta cura della loro formazione.

Fin dagli anni Cinquanta fu prima volontario e poi cappellano presso le carceri fiorentine di Santa Teresa e delle Murate dove si batté per riportare briciole di speranza ai detenuti. Di più fece fino al termine di tutte le residue energie presso il nuovo istituto di pena di Sollicciano. Fu proprio presso l’ex carcere delle Murate che cominciò ad occuparsi di cinematografia per alleggerire in qualche modo la pena ai detenuti e favorirne il riadattamento. Con don Giorgio Bruni e padre Nazareno Taddei iniziò un lavoro di gruppo per rafforzare la penetrazione del messaggio evangelico tra i giovani attraverso l’incontro delle scritture con l’innovazione del linguaggio delle immagini. Grazie a queste nuove attività e responsabilità all’interno dell’ Associazione Cattolica Esercenti Cinema poté efficacemente collaborare nell’arco di trent’anni con autori quali Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Franco Zeffirelli, Marco Bellocchio, Tonino Guerra, Ermanno Olmi e Roberto Benigni. Era suo desiderio che la Chiesa si muovesse con maggiore determinazione nel dare valore al nuovo sistema di simboli recato dalle immagini e dal cinema in particolare.

In tutti i lunghi e intensissimi anni del suo ministero le sue predicazioni sono state ascoltatissime. Ha asciugato lacrime, accolto orfani e assistito anziani condividendone l’esistenza e le preoccupazioni. Don Danilo, vero Fiorentino generoso e ironico, ha mostrato la propria forza d’animo ed il suo altruismo attraverso la continua assistenza materiale e spirituale a carcerati, a malati ed a chiunque, principe o povero, avesse bisogno di una mano per ritrovare la serenità perduta. E’ stato un uomo energico, brillante, naturalmente simpatico e traboccante di una bontà unica. Amato dai molti amici sportivi per la sua passione per il ciclismo, primi tra tutti Gino Bartali e Fiorenzo Magni, utilizzò lo sport e le sue notevoli capacità atletiche per catturare simpatie a Cristo e alla Chiesa presso i tanti tifosi.

Danilo Cubattoli ha vissuto 84 anni, tutti dedicati all’amore verso gli altri, sacerdote attento ed operoso, è stato in prima linea nel soccorrere le vittime del secondo conflitto mondiale e della grande alluvione che, nel secolo XX, tanto sconvolsero la città di Firenze. Sacerdote istruito, dotato di grande intelligenza, sensibilità e di una chiara vena poetica, è stato un confessore comprensivo e un pastore amorevole. Ha pregato tutti con forza perché ricercassero sempre l’accordo; si è opposto alle violenze da qualunque parte provenissero, si è attivato con ogni mezzo per migliorare la vita dei condannati.

Il suo sguardo sereno pur nell’estrema sofferenza degli ultimi tempi rifletteva una dolcezza meravigliosa, testimone della sua partecipazione ad un'altra dimensione. Lascia un grande rimpianto per la sua altissima figura spirituale e morale: faro luminoso nei periodi bui, speranza viva per coloro a cui ha insegnato l’Amore per Dio e la Vita.

Andrea Claudio Galluzzo