Il mio mare, la mia isola, il mio cuore

Era il primo sabato di Novembre di tanti anni fa quando la vidi per la prima volta.  Ne rimasi incantato. Ero in mare su di una grande barca, spirava una brezza tesa, la costa mi apparve in tutto il suo splendore. Quella montagna caduta in acqua mi si presentò nella sua apoteosi minerale di abbaglianti rocce bianche di sfavillante calcare che affogavano nell'azzurro del mare. Fu amore a prima vista quello per l'isola di Tavolara.


Da allora non ho più dimenticato questo luogo del mondo ed i suoi speciali e meravigliosi abitanti: centinaia di specie animali e vegetali anche molto rare. Ogni anno, la sua punta a forcella rivolta ad oriente ed abitata stabilmente da una grande famiglia di cernie brune giganti, viene doppiata da cetacei mediterranei come la stenella, il tursiope, il grampo e il piccolo capodoglio. Con loro verdesche e altre razze di squali trovano nelle profondità marine di questo luogo prezioso le risorse che permettono loro la vita. I suoi fianchi sono bianche pareti a falesia dove si intrecciano i voli di falchi pellegrini, gabbiani, poiane e corvi imperiali. In alto le creste di pietra sono interrotte da brevi radure coperte di profumata macchia mediterranea abitate da conigli selvatici e ricci. Sul suo lungo piede, lo spalmatore di terra, alte dune dorate si oppongono al mare di una contenuta baia tinta dal verdastro dalle praterie di posidonia oceanica. Le sue colline sabbiose sono colonizzate e colorate dal candido pancrazio marino e da una macchia di vegetazione grigiastra che ospita uccelli canori come cardellini, fringuelli e merli.

Davanti a Tavolara, come in un abbraccio tra isola ed isola, si apre il golfo celeste di Porto Taverna con la sua spiaggia morbida come bambagia percorsa d'inverno da cinghiali e volpi che durante le notti invernali lasciano le colline per pattugliare la battigia alla ricerca di molluschi, crostacei e pesci adagiati sulla sabbia dalla corrente. Nella fredda stagione le sue belle saline vengono abitate da magnifici fenicotteri rosa, aironi bianchi, sgarze, cormorani e gabbiani reali. Tutti lasciano la loro firma sulla superficie sabbiosa. La spiaggia di Porto Taverna è come un coloratissimo libro sulle cui pagine leggere la storia della vita di tutti gli abitanti di questo angolo di Sardegna, un paradiso ancora intatto, nonostante l'incapacità umana di amare la vita del creato, l'esistenza dei nostri fratelli più piccoli: gli animali.

Era su queste immacolate spiagge infatti che, ancora fino venti anni fà, nelle notti di Giugno si traeva faticosamente a riva la tartaruga caretta per deporre decine di uova. Non ve n'è più traccia. Queste fantastiche creature spariscono come sogni belli al mattino per causa dell'insensibile spirito conquistatore degli uomini. Uno spirito che insegue ormai soltanto tutto ciò che fa il proprio esclusivo beneficio. L'altruismo pare contro la natura dell'uomo. Tutte le meraviglie della terra siano state create da Dio come una realtà buona e solo l’uomo si permette di abusarne. La fine del nostro egoismo distruttore sta nel cambiamento del nostro cuore. Nell'amore e nella giustizia di Cristo troveremo la sola nostra salvezza, del creato e di tutte le creature.

Andrea Claudio Galluzzo