Golgota, ombelico del mondo

Ogni immaginazione, la più profonda, la più ardente, si smarrisce e scompare nell’ombra luminosa proiettata dalla croce piantata sul Golgota, svanisce sotto cupola dell’Anastasis, sfuma sotto il manto rotondo che avvolge il sepolcro vuoto di Gerusalemme, simbolo della vittoria sulla morte e tangibile icona della resurrezione.

Nel bianco abbacinante delle pietre della città vecchia, nella basilica reclamata da Elena e innalzata da Costantino, nell’argenteo sale dell'acqua nel Mar Morto, nelle nuvole lievi che avvolgono all’alba il monte Moria e nell’afa del tramonto ai piedi del Kotel, si leva libero il Santo Spirito di Dio ed i colori del cielo trasfigurano stemperandosi in una vellutata quiete notturna. Israele, incanto dell’anima. Gerusalemme, cuore del mondo. Golgota, ventre gravido della storia umana.

Il monte Golgota è il fulcro che regge e definisce il mondo. Cristo sostiene il cardine del policentrico mondo che in lui riconosce il Figlio di Dio e che si manifesta a Gerusalemme, Roma, Costantinopoli, Antiochia, Alessandria ed in ogni luogo del mondo verso il quale i credenti, i pellegrini, scalzi e umili sulla Via, sono attratti per nutrirsi della forza cosmica che da quei luoghi emana. Gerusalemme è e resta il baricentro, l’origine universale dell’umanità, l'omphalos posto come segno divino al centro del mondo, il luogo da cui ha preso inizio la creazione. Il Golgota è l'ombelico celeste, il primo gradino della scala che s’innalza dal mondo mortale verso l’eterno. E’ la montagna sacra che lega il cielo alla terra attorno alla quale gravita tutta la volta celeste. 

A Gerusalemme, accanto al Santo Sepolcro di Cristo, pulsa il vero ombelico del mondo, il Golgota, a cui, vocato da un muto ed incessante richiamo materno, anela, attraverso i secoli, ogni pellegrino. Il monte Calvario, il luogo detto Cranio, la tomba di Adamo bagnata del sangue dell'agnello, è il centro dell’ecumene cristiana ed è collocato nella dimensione metatemporale e metafisica dell’infinito, in una circolarità di tempo e di spazio che rimanda al ciclo dell’eternità. E' il luogo più santo, spazio sacro sconosciuto al corpo ma familiare all'anima, dove ai miserabili umani è concesso di allinearsi finalmente con il creato.


Andrea Claudio Galluzzo