Apostolato di bellezza

La spiritualità domenicana si fonda sulla crescita culturale ed è trascendenza di gioa e bellezza. Grazie allo studio possiamo dare un grande contributo ad elevare la famiglia umana ai più alti concetti del vero, del bene e del bello così che la vita sia intensamente illuminata dalla mirabile sapienza che proviene da Dio.

La chiamata dello Spirito a seguire Cristo secondo la verità, la spiritualità e il carisma di San Domenico suscita una maggiore responsabilità e richiede un maggiore impegno personale nell’orientare la vita verso i valori domenicani dello studio, della contemplazione e della predicazione. San Domenico pensava allo studio come ricerca della Verità che è Dio stesso, come strumento ideale per contemplare, pensava alla contemplazione come realtà che immerge nella bellezza del mistero cristiano.

Il laico domenicano è chiamato a contemplare la bellezza di Dio, a parlare con Dio per parlare di Dio. Per un domenicano la predicazione deve essere profonda e corretta, ma, soprattutto, piena della bellezza della carità e luminosa come il Vangelo. La bellezza della Parola allarga il cuore e toglie la cappa di piombo sotto la quale molte persone vivono. Dio ha mandato Gesù Cristo per salvare, per portare gioia, pace e bellezza nei sentimenti e nelle azioni: "Queste cose io vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena". San Domenico voleva che, dopo aver raggiunto un rapporto d’intimità con Dio, i suoi confratelli mostrassero il volto della bellezza divina e parlassero con gioia ed entusiasmo di Dio nelle Chiese, nelle case, nei campi, per le vie e ovunque. Non c’è una testimonianza più bella, nella predicazione, che vedere gli effetti dell'annuncio nelle persone che dimostrano gioia e serenità nel volto, che esprimano emozioni che le rendano belle.

Un fiume non è tale senza l'apporto dei suoi affluenti. Le componenti della famiglia domenicana devono trovare esperienze comuni di bellezza etica ed estetica nel loro apostolato per rispondere alle esigenze del nostro tempo, alle attese della Chiesa e del mondo. La condizione del laico domenicano costituisce una vera bellezza teologica. i Laici di San Domenico hanno il gioioso compito di essere predicatori della salvezza, perché mediante il Battesimo, la Confermazione e la Professione possono annunciare il Vangelo. Cristo è via di grazia e bellezza per l'umanità.

La dignità laicale è un motivo qualificante della missione evangelizzatrice, della predicazione. L’ordine domenicano non potrebbe evangelizzare in molti ambiti della vita umana se non vi fossero i laici per farlo. Essi sono una milizia fondamentale e l'intera famiglia dovrebbe curarsene di più e meglio perché il Terz'Ordine trae origine da San Domenico stesso e dalla sua primigenia Militia Christi. I Laici di San Domenico sono interlocutori maturi e rappresentano la più ampia risorsa dell'Ordine dei Predicatori rispondendo con entusiasmo alle continue sollecitazioni a compiere la bella missione di salvezza negli ampi territori della vita. Il Concilio Vaticano II sintetizza perfettamente tali principi: "I laici hanno l’obbligo e il diritto di impegnarsi affinché l’annunzio della salvezza venga conosciuto e accolto in ogni luogo. Tale obbligo li vincola ancora di più in quelle situazioni in cui solo per la loro presenza, si può ascoltare il Vangelo e conoscere Cristo. Per questo i laici hanno il dovere specifico e primario, ciascuno secondo la propria condizione, di animare e perfezionare l’ordine delle realtà temporali e di essere docili allo Spirito per rendere testimonianza a Cristo, specialmente nel trattare le cose temporali".

Per essere in grado di vivere la dottrina cristiana, per poterla annunciare e difenderla, per partecipare all’esercizio dell’apostolato, i laici hanno l’obbligo di acquisire la necessaria cultura e di entrare in rapporto col bello. Non a caso la regola delle fraternite laiche domenicane concorda nella raccomandazione di tendere alla perfezione lasciando alla responsabilità comunitaria e individuale l’aggiornamento spirituale e culturale che è caratteristico dell’ordine. Appartenere al nostro ordine religioso significa ricevere un aiuto nel percorrere la bellissima strada della consacrazione, vuol dire partecipare della spiritualità, dei tesori che l’ordine contiene attraverso i meriti conquistati da tutti i santi, da tutte le persone buone che vi sono appartenute nel corso dei secoli. Significa avere alle spalle una forza che ci garantisce di avere qualcuno che ci affianchi e ci aiuti a camminare verso la bellezza formale e sostanziale della vita cristiana.

L’importanza della bellezza nella formazione cristiana è smisurata. Essa determina un legame virtuoso nella formazione di ogni essere umano che desideri avvicinarsi a Cristo. Un’arte formata in Cristo, prodotta da artisti cresciuti nel Vangelo, può, a sua volta, elevare i credenti e convertire a Cristo. Il legame tra arte, bellezza e Dio è profondissimo e inscindibile. Le arti esprimono l’infinita bellezza divina nelle opere dell’uomo e sono orientate a Dio, alla sua lode e alla sua gloria. La bellezza indirizza naturalmente la mente degli uomini a Dio. L’arte non è fine a se stessa e non si giustifica da sola, ma trova la propria ragione di essere nel suo rapporto con Dio. Gli esseri umani esprimono la verità del loro rapporto col Creatore mediante la bellezza delle proprie opere artistiche.  

Un'approfondita conoscenza delle forme che l'arte sacra ha saputo produrre lungo i secoli può essere di grande aiuto per coloro che, di fronte a pittori, scultori, architetti, scrittori e musicisti, hanno la responsabilità della committenza di opere artistiche utili alla predicazione del Vangelo. Del resto i vescovi, direttamente e indirettamente, devono prendersi cura di promuovere l'arte sacra in tutte le sue forme, e tenere lontano, con il medesimo zelo, dalla liturgia e dagli edifici del culto, tutto ciò che non sia conforme alla verità della fede e all'autentica bellezza dell'arte. La vera arte sacra forma il cristiano alla bellezza della fede, lo rende in grado di formarsi spiritualmente e teologicamente e diventa un alto strumento di evangelizzazione. Papa Francesco, nell’esortazione apostolica Evangelii Caritatis, raccoglie il lavoro fatto nel Sinodo del 2012 e spiega che si deve esaltare il legame inseparabile tra verità, bontà e bellezza recuperando la stima della bellezza per poter giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Risorto.

Se, come afferma sant’Agostino, noi non amiamo se non ciò che è bello, il Figlio fatto uomo, rivelazione di infinita bellezza, è sommamente amabile, e ci attrae a sé con legami d’amore. E' dunque necessario che la formazione nella via pulchritudinis sia parte della trasmissione della fede. È auspicabile che i Laici di San Domenico promuovano l’uso delle arti nella loro opera evangelizzatrice, nel segno di Beato angelico, in continuità con la ricchezza del passato e nella vastità delle molteplici espressioni attuali.

 

Andrea Claudio Galluzzo