Noi siamo Firenze

Alla fine di quest'ultima maledetta sfida pareggiata, o forse è meglio dire di quest’ultimo strazio, confesso di essermi sentito perso, sfinito, una volta ancora moralmente disfatto. Contro quell’Atalanta tante volte battuta in passato e oggi insuperabile, mi sono vuotato di tutte le forze; sono rimasto muto, senza più ciance. E, stavolta, senza né rabbia né desiderio di rivalsa; anzi: inerme seppur pieno di fiele, immobile nonostante un'amarezza profonda che mi ha tolto ogni lucidità, qualsivoglia speranza o convinzione. Non me la sono presa con nessuno; non mi sono infuriato con Ariatti per i suoi passaggi sbagliati, con Miccoli, Bojinov, Jorgensen e Pazzini per le loro conclusioni sballate. Non mi sono neppure irritato con Zoff per qualche mossa malfatta.


Non mi sono adirato con i Della Valle perché conosco quanto davvero ci tengano e quanto ci abbiano scommesso. Non ho insultato neppure la testa lucente di Lucchesi quale causa d’acquisti inefficaci. Soltanto ho maledetto il giorno di quel malefico ripescaggio in B, perché, sebbene lo meritassimo, è rimasto come un faraglione portatore di malasorte emerso sulla nostra rotta e contro il quale adesso stiamo per squarciare la nostra prua. Chissà, magari ciò è così unicamente per la mia coscienza che considera come a Firenze non abbia mai regalato niente nessuno e continua a voler rifiutare funesti regali. Ma siccome sono famoso per martoriarmi con inutili sensi di colpa, può darsi ch’io esageri; può darsi che il contrappasso di cui parla babbo Dante non esista. Fatto è che, dopo quella non richiesta cortesia del palazzo, non mi sono più sentito senza macchia e mi dispiace ammettere che oggi ritorno per istinto a quel giorno d’estate del 2003 e mi ripeto: “Sto San Giovanni un vole proprio punti inganni e malgrado sappia che semmai siamo stati noi gli ingannati un ci passa proprio nulla…”.

Lentamente reagisco e mi persuado che il presente putiferio viola sia frutto di tutta una somma d’errori e di sfortune, perché, insomma, nessuno dovrebbe avere interesse a sbatterci giù di nuovo; o che, nonostante le rimostranze di qualcuno contro Della Valle per le sue rette campagne in Lega Calcio, nessuno vorrebbe mozzare una piazza come Firenze alla serie A. I numeri parlano chiaro: il bacino d’utenza fiorentino è essenziale al campionato italiano. Lo è molto più di Bologna, d’Udine, di Genova, lo è più di Torino e di tutte le altre città fatta eccezione per Napoli, Roma e Milano. C’è bisogno di noi.
E allora? Dopo gli ultimi anni quanto deve ancora soffrire Firenze? Niente rimane tranne il solito briciolo di speranza al quale ci si è invano attaccati negli ultimi anni? E mi domando se sia giusto azzuffarsi sempre in preda alla disperazione o non sia più giusto alzare la testa ed avviare a lottare con e per una dignità piena, riconquistata senza più macchie?

Non ho divinità da ingraziarci e faccio scongiuri su tutto ma, per amor di realismo, prepariamoci al peggio. Non credo che, per farci vincere questa guerra, giungerà l’affondo della cavalleria pesante del patriota Corso Donati che ci dette la vittoria contro i ghibellini a Campaldino nel 1289. Ho timore che non arriverà alcun aiuto e soprattutto che le truppe non siano all’altezza dello scontro… Se soccombere si deve facciamolo gridando “avanti viola” fino alla fine dell’ultima gara e continuiamo anche dopo cosicché saranno chiari a tutti il nostro amore, la nostra dignità e la forza di Firenze. Solo così, se cadremo nella serie cadetta, non saremo oggetto di scherno e gli avversari non commenteranno che “giustizia è fatta”.

Oggi, di nuovo, ho sperato tutto e raccolto niente. Ho sentito un dolore ai fianchi. Nello sconcerto, ho capito ancora di più, se non bastasse ancora una vita vissuta nel viola, quanto tenessi alla nostra maglia, alla nostra storia, alla nostra città. Come me credo molti altri.

Noi Siamo Firenze.

Andrea Claudio Galluzzo