Il Cristo della Grata
Nell’autunno del 2011 un provvidenziale destino mi ha fatto conoscere il maestro Claudio Sacchi, allievo prediletto di Pietro Annigoni, il quale mi ha permesso di affidargli, nella primavera del 2012, la realizzazione di un’opera d’arte sacra che avesse per oggetto il Signore Gesù nella dimora della mia famiglia. Il maestro Sacchi, dopo aver concluso la pala d’altare dedicata a San Casto nella Cattedrale molisana di Trivento nel luglio 2012, ha compiuto con tecnica ad encausto, l’opera immediatamente denominata come il “Cristo della Grata” tra mercoledì primo e domenica cinque agosto, nel giorno della ricorrenza della Madonna della Neve.
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Ecco l'agnello di Dio
La storia del rapporto tra Dio e l’uomo è una storia di domande e di ricerca. Entrambi cercatori d’amore. Gesù si rivolge ai nostri desideri più profondi, fa appello non all’intelligenza, non alla volontà, non alle emozioni o alle scelte, ma a qualcosa di più vitale e ancora più profondo. Chiama il cuore, il cuore incompiuto. Gesù, maestro del desiderio, chiede di comprendere se stessi: quel che ci manca, di che cosa abbiamo fame e sete. Solo cercando risposte è possibile trovare l'identità più profonda. Ogni cuore d’uomo porta scritto di andare oltre. Cristo non chiede sacrifici, rinunce, impegni e sforzi: chiede di entrare in noi stessi, di conoscere il proprio cuore, di pellegrinare verso l'intimo più vero per sentire cosa sazia le profondità della vita. Quello che regala gioia veramente.
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L'estasi del nido

Sull'isola di Palawan, nelle Filippine, ci si arriva con poco più di un'ora di aereo da Manila. Si vola su carrette da diciotto posti che atterrano sulla breve pista in terra battuta di El Nido. Un canale avvolto da una giugla di mangrovie è lì ad attendere sognanti viaggiatori. Noleggiata una jeep della seconda guerra mondiale da un francese zoppo si attraversano fiumi senza ponti e si percorrono quasi due ore di distastrati sentieri in mezzo a giungle di bambù e terrazze coltivate a risaie fino ad arrivare a barangai Teniguiban: un esile villaggio di agricoltori e pescatori, lontanissimo da tutto, che sembra spuntare dalla terra come un palmizio.

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E sia fatta la tua volontà

Svegliarsi e dormire. Nascere e morire. Giorno e notte, luce e ombra. Non esiste sospensione all'eternità. Quanto dolore però nella separazione. Ho chiesto che potessi alzarti e camminare come Lazzaro ma non sono stato ascoltato. Cara sorella mia, ti ricordo alta, dolcissima nelle tue forme morbide. La tua bellezza discreta, gentile, i lunghi capelli biondi di adolescente, il tuo sguardo amabile, la tua pelle chiarissima, le guance rotonde e rosse, gli occhi d'ambra profondissimi. Ti ricordo così mia cara amica, seduta accanto a me, su una panca di legno, in quella grande casa di collina insieme a tanti amici d'infanzia. Siamo fatti di spirito, non di carne. E non si vive invano, non si semina senza raccogliere.

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Il museo di Alessia
All’inizio dell’avventura del Museo della Fiorentina, nella tarda primavera del 2009, mi trovai ad incontrare, colmo di ingenuità, molti dei rappresentanti delle istituzioni. Ce ne furono alcuni attratti dall’iniziativa perché ritenevano che potesse donar loro qualche visibilità. Altri, ben pochi, la accolsero con autentico consenso e si misero concretamente a disposizione della nascente struttura. Un giorno interpellai l’assessorato allo sport della Provincia di Firenze per individuare la persona alla quale rapportarmi e mi fu indicata Alessia Ballini.
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Dove l'aria è più dolce
Cinque giorni soltanto. Da solo. Intensi, senza fiato. A Gerusalemme il mondo è davvero diverso. La divinità perde ogni astrazione: diventa tangibile e sensuale. Non si può spiegare. Tutto vibra se ti fermi ad osservare. Anche la luce sulle pietre non sta mai ferma. L'aria è dolce, quasi profumata. Si viene attratti dal terreno. Un misticismo naturale assale lo spirito vanamente riluttante ad abbandonarsi. La ragione si ferma: è inutile. Dio è tangibile: quasi solido, mai etereo. Non c'è bisogno di sapere nulla a Gerusalemme. Si sente e basta.
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L'acqua del cammino

Avvenne a novembre. Camminai a lungo nel nord della Castiglia da Lèon, città legionaria, fino al passo nebbioso del celtico Cebreiro. Non c'era nessuno. Lunghi giorni da solo per i boschi. Giornate profondamente solitarie. Marce da trenta o quaranta chilometri al dì. Mi sono ammazzato di fatica. Volevo forzare tutte le mie possibilità e non certo per sfidare le mie capacità fisiche. L'ho fatto per espugnare il mio cuore.

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La quarta forza d'amore
L'amore si mostra a noi in quattro gradi. Il primo è l’amore di se stessi per sé: quello carnale, l’amore del quale strabocca la contemporaneità. Quindi esiste l’amore di Dio per sé: l’amore narrato dall’Antico Testamento per l'infinita potenza del Signore degli eserciti, reale per un numero sempre più ridotto di persone nella nostra laica società. Grazie alla nostra eredità cristiana è molto più forte il terzo tipo d’amore: quello verso Dio come forza d’amore senza limiti.
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Ménos
L'uomo è molto di più di quel che crede di essere. Nei meandri riposti della mente, nello strato profondo dei muscoli, nelle ossa, nel midollo, vi sono energie occulte, riserve recondite di luminosa vitalità corrispondenti ad una dimensione diversa dell'Io. Lo Spirito non chiede a coloro che lo cercano, e che gli si mostrano docili, di esser quieti. Chiede forza. Domanda di usare fino in fondo tutti i propri strumenti sensoriali per penetrarli ed esprimersi: chiede di sentire. Lo Spirito cerca noi come noi cerchiamo lui. Siamo congegni dedicati alla sua manifestazione materiale.
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Silenzio

Più degli insulti, più degli sguardi torvi, più di gesti maleducati può la forza di uno sguardo quieto in un attimo di silenzio. Nel silenzio risiede il più grande potere. Attraverso di esso si ferma la frenesia e si comprende ciò che si è. Il silenzio è segno di rassegnazione al dolore ma anche gusto della massima gioia. Le emozioni più grandi vivono dentro di noi e non sono esprimibili se non dall'assoluto vuoto sonoro. Troppo grandi per le poche azioni che possiamo compiere, restano in noi cullate da una carezza silenziosa.

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