Le antiche religioni dell'Iran

Gli dèi dell'antica religione iranica - il supremo Mithra, Ahura Mazda e la dea Anahita - costituiscono il fondamento del credo zoroastriano. Secondo Zarathustra si doveva venerare soltanto Ahura Mazda (da cui deriva "mazdeismo", l'altra espressione usata per indicare la religione fondata da Zarathustra), poiché egli, Signore Saggio, personificava il principio del bene e della luce, contro il male e l'oscurità rappresentati da Ahreman, il diavolo. I quattro elementi (fuoco, terra, acqua e aria) sono considerati sacri dalla religione zoroastriana e i fedeli hanno il compito di proteggerli dall'impurità.

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Islam e Cristianità, le vere differenze

Questa ricerca è 'offerta agli Dei' sul duro altare della buona volontà per individuare le differenze tra Islamismo e Cristianesimo e farle accettare come preziose. Nell'epoca che viviamo, e soprattutto, in questo particolare frangente storico, il mio intento è dichiaratamente ecumenico. Credo si debba trovare, non più solo cercare, un vero rapporto interreligioso e non più soltanto un costruttivo dialogo. La mia convinzione è che siamo davvero tutti fratelli. Durante la sua visita in Marocco Papa Wojtyla ebbe a dire: "Fratelli musulmani, preghiamo tutti lo stesso Dio!". Gli obbiettivi sono quindi: chiarire le finalità e le prospettive dell’ecumenismo cristiano. Chiarire le finalità e le prospettive del dialogo interreligioso. Mostrare le analogie e le differenze fra ecumenismo e dialogo interreligioso.

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Amore, coraggio e suicidio nell'ultima opera di Mauro Monni

L'involucro è scomparso, ma le persone che lo portavano esistono tuttora e certo voi amate esse e non il loro involucro. Prima però di poter comprendere la loro condizione dopo la trasformazione nella morte è necessario conoscere la propria. Si deve cercare di far nostra l'idea che siamo esseri immortali, perché divini in essenza; una scintilla del fuoco di Dio. “Iddio creò l'uomo a sua immagine” (Genesi 1,27). Prima di rivestire l'involucro chiamato 'corpo' abbiamo vissuto lunghe età e ne vivremo ancora a lungo dopo che esso si sarà dissolto in polvere.

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Feltrinelli, il fuoco nel petto

Il fuoco nel petto è un'immagine che può riassumere la vita passionale di Giangiacomo Feltrinelli esposta nel monologo di Mauro Monni. Ma questo articolo non è, o almeno non vuole essere, una semplice recensione di uno spettacolo; desidera essere un omaggio alla memoria di Giangiacomo Feltrinelli e delle vittime delle stragi di Stato, tragedie che hanno insaguinato l'Italia in una malcelata guerra civile lunga più di vent'anni. Negli anni di piombo, il dramma vero era quello di una parte d’Italia dimenticata e abbandonata a se stessa. L'Italia che Feltrinelli voleva redimere.

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Il buon maestro
Così come l’acqua non chiede il permesso per scorrere, allo stesso modo lo Spirito Santo non chiede alcun lasciapassare per posarsi sulla testa degli uomini. Non tutti abbiamo ricevuto la grazia di santità data a Giorgio La Pira. Non tutti possiamo essere, come lui, "liberi apostoli del Signore" ma tutti possiamo diventare consapevoli del suo insegnamento. Crediamo che per la nostra società sfiancata da ogni possibile speculazione siano necessarie idee chiare di riforma e sviluppo basate sui principi della solidarietà cristiana e che, mai come oggi, servano buoni maestri. La Pira lo è stato e lo è ancora; come lui certamente don Danilo Cubattoli.
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Don Cuba, le origini
Era il primo giorno d’autunno, ma era ancora una gradevole stagione: tiepida e luminosa. Danilo Cubattoli ebbe in sorte di nascere a San Donato in Poggio domenica 24 Settembre 1922. Mamma Adele lo partorì alle sei di mattina mentre i contadini del Chianti si avviavano ai vigneti per vendemmiare i grappoli ormai grassi di Sangiovese. Senza indugiare, intorno alle undici e mezzo, il babbo Giuseppe l’aveva fatto battezzare dal parroco del paese.
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Don Cuba, vero esempio cristiano

Un anno senza don Cuba. Niente e nessuno cancellerà mai il mio ricordo di don Cuba, un rapporto da figlio a padre. Quando se ne è andato ho iniziato a rendermi conto che avevo avuto la sorte, anzi la benedizione provvidenziale, di incontrare non solo un altro genitore ma un santo, un uomo intriso di una santità spontanea ma conquistata con non poche sofferenze, per prima la morte della madre Adele. Ogni giorno di più matura in me anche un’altra consapevolezza: quella di aver incontrato un mistico dal carisma autentico. Un pensiero insistente mi convince a credere come il mio incontro con Cristo grazie a don Cuba non debba avere un valore solo per la mia vita.

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Il chiostro di don Cuba
Tutti coloro che vogliono bene a don Danilo Cubattoli non possono che plaudere all’iniziativa del Comune di Firenze di dedicare il bellissimo chiostro del convento delle Leopoldine al nostro don Cuba. E’ importante ringraziare con cuore sincero tutti coloro che con celerità si sono spesi per rendergli il dovuto onore, nella speranza di veder presto anche una via in San Frediano prendere il suo nome. Il desiderio di tutti noi, figlioli e amici del Cuba, è che tale dedica si trasformi nell’auspicio che questo luogo divenga un crocevia di incontri e di amicizia. Incontrare don Cuba significava poter dialogare senza fretta. Lui non se ne andava fin quando l’interlocutore non lo salutava, non era mai il primo a chiudere un colloquio.
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Don Cuba, l'arcobaleno e il cinema

Una strada di Firenze dedicata a don Cuba: questo è quanto promesso dal Sindaco di Firenze Leonardo Domenici che ha aperto la commemorazione di Don Danilo Cubattoli. Conosciuto comunemente con il diminutivo "Don Cuba" - perchè i ragazzi del quartiere di S. Frediano dove lui ha svolto l'inizio della sua missione, erano poveri e risparmiavano su tutto - si era fatto prete per coloro che il "prete non lo volevano" - come ha ricordato il cardinale Piovanelli che ne ha tracciato il profilo quale sacerdote - ed aveva svolto la sua missione per i poveri, i deboli, i carcerati con gioia invitando soprattutto ad amare Dio sopra ogni cosa per poi, tutto il resto "son bischerate". Ma dove era Don cuba quando non era con i suoi ragazzi delle fondazione San Procolo.

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Don Cuba

Don Danilo Cubattoli è morto, anzi è nato. Egli ha appena attraversato l’acqua del battesimo della sua nuova vita: quella nella luce divina. Sono sicuro che la sua tomba non lo ospiterà mai. Lui non può stare fermo un attimo. Non lo è mai stato per tutta la sua esistenza: ha sempre corso facendo il possibile e l’impossibile per gli altri. E lo ha fatto spesso usando la sua amata bicicletta. E’ stato certamente felice della sua vita. Lo è stato anche della sua fine tormentata, considerandola un dono speciale: una morte cristiana. E’ stata una sofferenza luminosa la sua. Dai primi giorni dell’estate ha affrontato i dolori della malattia che lo ha attanagliato e costretto all'immobilità, con serenità e dignità grandissime. Alla famiglia, a me ed a coloro che hanno avuto la fortuna di stargli vicino nelle ultime ore, prima tra tutti la dottoressa Ghita Vogel, suo angelo custode da una vita, ha dimostrato ancor di più la sua straripante umanità, il coraggio e la lucidità di fronte alla morte.

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