Omelia esequiale per Danilo Cubattoli

«Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina». Sabato sera la Chiesa fiorentina si riuniva per la Veglia d’Avvento a conclusione della settimana di esercizi spirituali nel quotidiano. Veglia d’Avvento all’inizio dell’anno liturgico tutta pervasa di gioia e di speranza. Lo sguardo fisso sul Signore Gesù che è venuto, viene e verrà e porterà a compimento il mondo creato nella sua totalità. La nostra certezza che poggia su un fondamento incrollabile, la promessa di Dio, la sua fedeltà. Don Danilo, il nostro carissimo Cuba, non c’era sabato.

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Cenni sulla vita di Danilo Cubattoli

Il 2 Dicembre 2006 il Signore ha chiamato a Sé don Danilo Cubattoli. Nato il 24 Settembre 1922 a San Donato in Poggio, tra le vigne e gli olivi del Chianti fiorentino, rimase orfano della madre Adele alla giovane età di tredici anni. Dalla mamma poté comunque ricevere educazione all’altruismo, virtù e stimolo al lavoro. Un anno dopo, nel 1936, ottenuto non senza difficoltà il consenso del padre Giuseppe, entrò nel seminario minore di Montughi a Firenze. In quel periodo di maturazione il suo spirito vigoroso ebbe in sorte di esser guidato dall’amatissimo servo di Dio cardinale Elia Dalla Costa col quale Don Cubattoli stabilirà un rapporto affettuoso e fecondo. La nascita della sua spiritualità cristiana, evoca appunto la presenza del cardinale il quale ebbe una preziosa influenza su di lui.

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Don Cuba, cercatore di perle preziose

La matematica non era il suo forte e, quando i conti non tornavano non si arrabbiava. Ci faceva sopra una risata rifugiandosi nella «geometria dello Spirito Santo» e tutto gli risultava esatto, preciso e attivamente positivo. Questo suo modo di pensare e di agire può sembrare una stranezza, ma in don Cuba era invece saggezza e virtù. Aveva la capacità di vedere diritto anche ciò che era storto e se c’era da trovare un ago nel pagliaio non si arrendeva. Ci si tuffava dentro finché non lo aveva trovato, da autentico «testardo». Era fatto così, perché tenacemente convinto che ogni uomo, anche se fatto male, ha nascosto, da qualche parte, una perla e questa, prima o poi viene a galla, magari anche solo un attimo prima di tirare l’ultimo respiro. Don Danilo Cubattoli era un prete fiorentino di razza straordinaria ed ha speso tutta la sua vita accanto a coloro che tutti tengono lontani perché giudicati un pericolo pubblico, meritevoli solo di restare in carcere.

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Testamento spirituale di Danilo Cubattoli

Cari amici e Parenti tutti, miei confratelli nel Sacerdozio e mio carissimo Cardinale, vi ringrazio dal profondo del cuore per l’affetto che mi avete sempre voluto e che per me è stato come il tangibile volto del Signore, capace di riempirmi sempre di gioia e di fede certa nella sua misericordiosa bontà. Vi chiedo perdono per quanto non ho saputo ricambiare per gli scandali che posso avervi dato, per quanto vi ho fatto soffrire od offesi. Chiedo perdono a tutti i miei carissimi carcerati per quante volte li ho fatti attendere invano la mia opera per tutto l’amore che spesso non ho saputo donare loro come dovevo.

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Io valgo quanto amo

"Perché vado in carcere? Il motivo è lo stesso per il quale andrei in qualsiasi altro posto: perché incontro sempre miei fratelli ai quali ho il dovere di presentarmi in atteggiamento di servizio. Io valgo quanto amo".

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Le ragioni della memoria
La necessità di far nascere un Museo Viola, un luogo di ricordi e di storia dedicato alla Fiorentina e a Firenze, origina dalla consapevolezza di quanto grande sia oggi l'oblio della vita di coloro che, precedendo i nostri tempi, hanno creato qualcosa di bello e meritevole. Oggi sembra esistere soltanto l'attualità. Il problema è, come chiaramente si può cogliere osservando i quotidiani sportivi o seguendo le trasmissioni radiofoniche, televisive o telematiche, grave ed esteso. Esso sta nella superficialità di approccio dei tifosi e della classe mediatica al mondo del pallone e, in definitiva, alla vita stessa di uno sport che, più di altri, è specchio della nostra società. Il danno consiste nell'assenza di momenti di riflessione.

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Breve Storia del Calcio Fiorentino
"E' Calcio", si legge nel Vocabolario della Crusca del XVII secolo, "anche nome d'un gioco, proprio ed antico della città di Fiorenza, a guisa di battaglia ordinato, con una palla a vento, rassomigliantesi alla sferomachia, passato da' Greci a Latini, e da' Latini a noi." Identificabile nell'antichità romana col nome di "Harpastum" o "Harpasti Ludus", l'esercizio di questo gioco è senza dubbio un ottimo strumento per mantenere le legioni in buona forma fisica e morale nei quartieri invernali, considerati anche i "Praecepta Martis" che vengono in esso applicati..Come riportato in apertura, il termine volgare "calcio" compare per la prima volta nel lessico sportivo grazie agli accademici della Crusca (incerta risulta l'etimologia: il termine latino calx-calcis, ovvero calcagno, individua forse l'interpretazione più corretta) ma della cospicua letteratura a riguardo parlerò più avanti.
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Manifesto del Museo Fiorentina
Il Museo della Fiorentina è stato pensato come un punto di riferimento non solo per i tifosi ma per tutti gli amanti di Firenze, dello spirito e dei colori che la rappresentano. Desideriamo costruire un modello di spazio pubblico multimediale contenente i documenti ed i materiali più preziosi dell’eredità calcistica fiorentina. Uno spazio mai freddo e burocratico, che permetta l’espressione dei valori che, attraverso la bandiera della Fiorentina, emergono dallo spirito di Firenze e dall’anima dei Fiorentini.
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Noi siamo Firenze

Alla fine di quest'ultima maledetta sfida pareggiata, o forse è meglio dire di quest’ultimo strazio, confesso di essermi sentito perso, sfinito, una volta ancora moralmente disfatto. Contro quell’Atalanta tante volte battuta in passato e oggi insuperabile, mi sono vuotato di tutte le forze; sono rimasto muto, senza più ciance. E, stavolta, senza né rabbia né desiderio di rivalsa; anzi: inerme seppur pieno di fiele, immobile nonostante un'amarezza profonda che mi ha tolto ogni lucidità, qualsivoglia speranza o convinzione. Non me la sono presa con nessuno; non mi sono infuriato con Ariatti per i suoi passaggi sbagliati, con Miccoli, Bojinov, Jorgensen e Pazzini per le loro conclusioni sballate. Non mi sono neppure irritato con Zoff per qualche mossa malfatta.

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Alessandro Palastri, orgoglio viola

Questa è la storia quasi incredibile del Cavalier Alessandro Palastri. Oggi la 'sua' Fiorentina lo ha riabbracciato e lui, molto commosso, d'ora in poi siederà in tribuna accanto alle altre 'vecchie glorie' viola. Nessuno lo ricorda, né può ricordarlo. I più anziani tra i giocatori, quelli del primo scudetto, sono infatti più giovani di lui di quasi vent'anni... Palastri è infatti l'ultimo giocatore viola vivente dei primi anni trenta. Ma la sua carriera più che promettente fu bruscamente interrotta dagli eventi bellici. Reduce di quasi tutte le guerre patrie del secolo scorso, è arrivato incredibilmente fino a noi: testimone della storia d'Italia e del nostro orgoglio di fiorentini.

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