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Alla fine di quest'ultima maledetta sfida pareggiata, o forse è meglio
dire di quest’ultimo strazio, confesso di essermi sentito perso,
sfinito, una volta ancora moralmente disfatto. Contro quell’Atalanta
tante volte battuta in passato e oggi insuperabile, mi sono vuotato di
tutte le forze; sono rimasto muto, senza più ciance. E, stavolta, senza
né rabbia né desiderio di rivalsa; anzi: inerme seppur pieno di fiele,
immobile nonostante un'amarezza profonda che mi ha tolto ogni lucidità,
qualsivoglia speranza o convinzione. Non me la sono presa con nessuno;
non mi sono infuriato con Ariatti per i suoi passaggi sbagliati, con
Miccoli, Bojinov, Jorgensen e Pazzini per le loro conclusioni sballate.
Non mi sono neppure irritato con Zoff per qualche mossa malfatta.
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