Capramozza

La bellicosa schiatta dei Galluzzo costruì il proprio castello a Capramozza, nella terra degli avi, sopra un colle posto nel territorio di San Lorenzo in Collina, una delle quattordici comunità che costituiscono il comune di Monte San Pietro della città metropolitana di Bologna, negli anni Cinquanta del XII secolo. Il fortilizio, conosciuto anche come Galluciopoli, era certamente esistente nel 1159 sull’omonimo poggio ed appartenne fino a quando esistette alla guelfissima famiglia Galluzzo di Capramozza, la quale nei testi di archivio in latino compare come Gallutius. Il rustico castello venne distrutto e ricostruito più volte e lo si trova ripetutamente citato nelle cronache bolognesi fino al XVI secolo quando fu definitivamente demolito dagli Sforza.

L’Oratorio della Beata Vergine di Capramozza, chiesa del castello, edificata anch’essa nel 1159, sopravvisse fino al XIX secolo ma fu purtroppo spianata dal terremoto di Bologna del 1929. Poi ricostruito nel 1952 nelle sue forme attuali. Nella cappella della roccaforte si trovava la venerata statua della Madonna del Castello di Capramozza in legno d’ulivo, unico esempio di scultura lignea duecentesca del contado bolognese, la quale, una volta all’anno, si può ammirare nella chiesa romanica di San Lorenzo in Collina, rinnovata alla fine del XV secolo e circondata dalla visione lunare dei calanchi.

I Galluzzo o Galluzzi di Capramozza, importante famiglia guelfa ben insediata in Bologna, città ove eressero ben due torri tra il XII ed il XIII secolo, si sono propagati nelle generazioni successive in Toscana, a Firenze e Volterra, e in molte altre regioni italiane.

La Torre dei Galluzzi, sita nella corte omonima, è una delle venti torri gentilizie ancora esistenti nel centro storico cittadino bolognese. L’attuale Torre dei Galluzzi venne anche chiamata torre nuova, per distinguerla dalla torre vecchia, già costruita dalla famiglia alla confluenza tra l’attuale via D’Azeglio e Piazza Maggiore, oggi scomparsa. La Torre dei Galluzzi, insieme a quelle dei Prendiparte e degli Azzoguidici, faceva parte della cosiddetta triade dei grattacieli medievali di Bologna. Le tre famiglie erano tutte guelfe e le rispettive torri si trovavano in punti strategici della città.

I Galluzzo di Capramozza furono anche protagonisti, secondo una storia molto probabilmente romanzata, di una vicenda simile a quella di Romeo e Giulietta, quando una giovane della famiglia si innamorò di un rampollo degli odiati Carbonesi, sposandolo in segreto. Quando i fratelli della ragazza scoprirono il fatto li uccisero entrambi, simulando anche il suicidio della sorella, che fu trovata impiccata.

Tra i Signori di Capramozza, il cui capostipite Alberto si crede nato intorno al 1090 e certamente vivente nel 1116, spicca Rolandino che fu console della città per tre volte nel XII secolo. Sostenitori fedelissimi del papato, più volte si scontrarono ferocemente con le famiglie ghibelline, in particolare con Carbonesi, Lambertazzi e Asinelli. Nel 1217 due cugini, Desio e Brancaleone Galluzzo, partirono per la quinta crociata, guidata da Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme e genero dell’imperatore Federico II, la quale si concluse nel 1221 con la sconfitta cristiana nonostante la presa di Damietta in Egitto. Non è dato sapere se i congiunti sopravvissero e poterono rientrare ma è molto probabile che ebbero la fortuna di conoscere San Francesco d’Assisi presente con le truppe cristiane in quel deludente episodio bellico.

Andrea Claudio Galluzzo