Sparare, sparire, sperare

Ciascuno possiede la propria vita e decide come cavalcarla. Alcuni passaggi sono comuni a tutti, fasi nelle quali si è impotenti, stanchi e spossati e non si ha voglia di salire a cavallo e lottare, momenti nei quali ci si abbandona al destino. Sia quel che sia, l’unica cosa che resta è la speranza che la notte passi e che il sole di domani sia più forte di oggi e abbia il potere di sciogliere dubbi e paure. Si attraversano periodi in cui si desidera annientare ogni forma vivente sul pianeta, dove si è convinti che tutti siano complici nel rendere la vita impossibile e nei quali si vorrebbe scomparire per sempre. Momenti nei quali l’unica cosa che si desidera è sparare o farsi sparare.

Quando però la situazione diventa talmente insostenibile che, oltre a sparare, poi non basterebbe nemmeno sparire, non ci si può accontentare di nascondersi perchè la coscienza inizia a nutrirsi solo di dolore, rimpianto e abbandono. E, per quanto si abbia bisogno di sparare, la natura umana impone di sperare, e quando l’anima tocca il fondo, ci si ritrova a fare i conti con se stessi ed a rendersi conto che non basta più vivere sperando. Non si può accettare né di sparire né di sparare. In quei frangenti si cambia, per sempre. Si affronta l’esistenza in modo diverso sbattendosene di come il mondo ci veda o interpreti la nostra nuova visione, la nostra nuova di vita.

Cambiare significa scegliere di spartire con le persone più importanti, e solo con loro, le cose più belle, vuol dire donare se stessi a coltivare la felicità, la serenità, l’educazione, il buonsenso, il rispetto, la cultura e, poi, se resta qualche stilla di tempo ed energia, di regalare l’amore a chi te ne da in maniera disinteressata, di offrire il bene agli altri, anonimamente, affinché possano portarlo nel loro cuore e nella loro coscienza.

Andrea Claudio Galluzzo