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Avvenne a novembre. Camminai a lungo nel nord
della Castiglia da Lèon, città legionaria, fino al passo nebbioso del celtico Cebreiro. Non c'era nessuno. Lunghi
giorni da solo per i boschi. Giornate profondamente solitarie. Marce da trenta o quaranta
chilometri al dì. Mi sono ammazzato di fatica. Volevo forzare tutte le mie possibilità
e non certo per sfidare le mie capacità fisiche. L'ho fatto per espugnare il mio
cuore.
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L'uomo è molto di più di quel che crede di essere. Nei meandri riposti della mente, nello strato profondo dei muscoli, nelle ossa, nel midollo, vi sono energie occulte, riserve recondite di luminosa vitalità corrispondenti ad una dimensione diversa dell'Io. Lo Spirito non chiede a coloro che lo cercano, e che gli si mostrano docili, di esser quieti. Chiede forza. Domanda di usare fino in fondo tutti i propri strumenti sensoriali per penetrarli ed esprimersi: chiede di sentire. Lo Spirito cerca noi come noi cerchiamo lui. Siamo congegni dedicati alla sua manifestazione materiale.
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Più degli insulti, più degli sguardi torvi, più di gesti maleducati può la forza
di uno sguardo quieto in un attimo di silenzio. Nel silenzio risiede il più
grande potere. Attraverso di esso si ferma la frenesia e si comprende ciò che si
è. Il silenzio è segno di rassegnazione al dolore ma anche gusto della massima
gioia. Le emozioni più grandi vivono dentro di noi e non sono esprimibili
se non dall'assoluto vuoto sonoro. Troppo grandi per le poche azioni che
possiamo compiere, restano in noi cullate da una carezza silenziosa.
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