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L'uomo è molto di più di quel che crede di essere. Nei meandri riposti della mente, nello strato profondo dei muscoli, nelle ossa, nel midollo, vi sono energie occulte, riserve recondite di luminosa vitalità corrispondenti ad una dimensione diversa dell'Io. Lo Spirito non chiede a coloro che lo cercano, e che gli si mostrano docili, di esser quieti. Chiede forza. Domanda di usare fino in fondo tutti i propri strumenti sensoriali per penetrarli ed esprimersi: chiede di sentire. Lo Spirito cerca noi come noi cerchiamo lui. Siamo congegni dedicati alla sua manifestazione materiale.
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Più degli insulti, più degli sguardi torvi, più di gesti maleducati può la forza
di uno sguardo quieto in un attimo di silenzio. Nel silenzio risiede il più
grande potere. Attraverso di esso si ferma la frenesia e si comprende ciò che si
è. Il silenzio è segno di rassegnazione al dolore ma anche gusto della massima
gioia. Le emozioni più grandi vivono dentro di noi e non sono esprimibili
se non dall'assoluto vuoto sonoro. Troppo grandi per le poche azioni che
possiamo compiere, restano in noi cullate da una carezza silenziosa.
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L'amore vero è condannato ad essere radicale. Deve scavalcare anche quello per i
familiari. Solo chi ha tale amore è degno di Dio. Nel Vangelo di Matteo, per tre
volte in poche righe, si replica la frase "essere degni di me" con una grande
ostinazione che riporta alle parole del centurione ricordate in ogni
celebrazione eucaristica: "O Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio
tetto". In effetti, chi può dirsi meritevole di dare asilo al Signore? Basta uno
sguardo concreto alla vita di ognuno di noi per comprendere la nostra modestia e
i nostri vizi.
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