Le ragioni della memoria
La necessità di far nascere un Museo Viola, un luogo di ricordi e di storia dedicato alla Fiorentina e a Firenze, origina dalla consapevolezza di quanto grande sia oggi l'oblio della vita di coloro che, precedendo i nostri tempi, hanno creato qualcosa di bello e meritevole. Oggi sembra esistere soltanto l'attualità. Il problema è, come chiaramente si può cogliere osservando i quotidiani sportivi o seguendo le trasmissioni radiofoniche, televisive o telematiche, grave ed esteso. Esso sta nella superficialità di approccio dei tifosi e della classe mediatica al mondo del pallone e, in definitiva, alla vita stessa di uno sport che, più di altri, è specchio della nostra società. Il danno consiste nell'assenza di momenti di riflessione.


Il problema lo costruiscono tutti quelli che non accettano le differenze: quelli che trovano sicurezza nell'omologazione assurda di questo mondo. L'esaltazione oligopolistica di un sedicente calcio d'élite concorre, insieme alla frettolosa e generale insensibilità, ad uccidere, attraverso la cancellazione della memoria, l'intera cultura calcistica italiana. Per queste ragioni ci sentiamo di affermare che una delle più belle giornate di calcio del 2010 l'abbiamo vissuta il 30 dicembre 2009, a Cusano Milanino, nella fredda chiesa dove si son celebrati i funerali del grande Beppe Chiappella, vera leggenda viola. Eravamo lì a rappresentare con grande dignità il nascente Museo della Fiorentina e la passione di Firenze per il suo antico capitano e, credete, si respirava amore, non tristezza. L'abbraccio della bella e schietta famiglia Chiappella è stato struggente. La lezione è che al centro si devono mettere le persone coi loro sentimenti e con le loro diversità, nel calcio e nella società. E' anche per questo che, almeno per noi che abbiamo a cuore la celebrazione della storia viola e dei suoi protagonisti, è importante fermarsi e parlare, conoscere e godere dell'umanità di chi, come Beppe Chiappella, dando il meglio di sé per i colori di Firenze, la storia l'ha fatta davvero, col cuore.


Andrea Claudio Galluzzo