Estasi andalusa

Invasato e cosciente, abbandonato eppure vigile, fuso con la città eppure forestiero, disperso nello spirito andaluso, vivo nella sua pienezza, nel suo sapore di morte, nella sua essenza oscillante tra peccato e redenzione. L’odore di luce all’ingresso dell’Alcàzar, le mani trasparenti di cielo ed i fianchi d’anguilla delle ragazze, tra miele e mistero.

L’estasi di fronte al paesaggio lussurioso di colori e vapori nei quali spiccano, come in un affresco rurale e cittadino, distese marine e celesti. L’antica civiltà traspare nel palpito dei volti, nei raggi dritti del sole, negli incontri fatali di un viaggio a ritroso nella vita di Amerigo, nella storia di un uomo di Firenze come me, perduto in un labirinto verde e legato per sempre da un nodo gitano. Un'avventura sensuale, intellettuale e spirituale vissuta coi palmi stesi sulle calde pietre della Torre dell'Oro, con le braccia immerse nell'acqua dolce più meridionale di Spagna. Con la gioia delle cose scoperte e il rammarico per quelle perdute, nella sospensione dettata dall’imprevedibilità della sorte che tiene sempre sospeso l’uomo tra l’ansia dell’amore e l’incubo della morte.

Siviglia, prodigioso prisma di luce, dove le idee incrociano voci di sirene, richiami e sortilegi per nuovi ritorni. Luogo senza tempo dove il cielo diventa fiume. Dove oltre la riva, nei vicoli di Triana, lungo il gran rio andaluso, le notti nascono e muoiono perché il tempo le riempia d’amore. Apro gli occhi in uno spazio polveroso e luccicante come le onde dell'oceano che si aprono al Guadalquivir. Mi abbaglio nelle assolate corti dove Omero incontra Garcìa Lorca, dove Siviglia diventa Roma, dove i giardini dell’Alcázares Reales diventano i Getsemani, dove Venere diventa Maddalena, dove Gesù abbraccia Maometto.

Una forza imperscrutabile mi trascina, mi accende, mi porta in luoghi sconosciuti e m'introduce alla magnificenza della nostalgia non come rimpianto, ma come dannazione della perdita, come rimorso di non esser stato capace di sacrificarmi nell’attimo fulgido dell’incontro. Brucio nella consapevolezza di chi sa che le cose stanno come stanno e non può accadere nulla di diverso da ciò che è accaduto. Così Siviglia diventa luogo magico in cui la carne, il sangue e l’anima si contorcono in scontri infernali di tormento e afflizione. Così Siviglia diventa fuoco sacro, memoria che ingoia ancestrali memorie e si fa deserto lontano, mito che muore e risorge.

Siviglia città terrena e divina, luogo dove tutto è possibile, dove gli enigmi si possono svelare, dove il tempo commette errori, dove le voci antiche si mischiano alle nuove e ne fanno un’incantata radura fuori della storia. Non vedrò mai tutto di te. Guardo chiudersi il tuo occhio sinistro, la tua bocca e, con tutti questi ricordi, ricostruisco il tuo volto. No olvides nunca que lo que mucho vale mucho se busca...


Andrea Claudio Galluzzo